ALIMENTA

COMMENTARIO TECNICO-GIURIDICO DELLA PRODUZIONE AGRO-ALIMENTARE

Anno XXVI n. 6 Giugno 2018 Mensile

"ECCO IL MARCIO CHE SI NASCONDE NEL CIBO CHE MANGIAMO
Come difendersi dai draghi del made in Italy che avvelenano la tavola" di  Gian Carlo Caselli  e Stefano Masini

di Antonio Neri

Questa non è la recensione di un libro, fresco di stampa, ma la sua stroncatura. Che essa sia dettata da pregiudizio, che non esito a confessare e per le ragioni che dirò, nulla incide sulla sfavorevole valutazione della qualità dell'opera. Che già il titolo emetico  presenta come ennesimo tentativo di speculazione editoriale grossolanamente calcolata sull'emotività di una opinione pubblica ormai poco o nulla reattiva agli allarmi sugli "scandali alimentari".

Per questo ne profetizzo l'insuccesso che tuttavia non procurerà gran danno all'editore sperimentato che sa come allocare in conto perdite e profitti le rimanenze.

Ma  che, all'opposto, non sarà gradito a Gian Carlo Caselli ché sulla sua buona fama si gioca l'azzardo mediatico mille e più volte mille aumentato dalla recensione apparsa sul Corriere della Sera del 22 giugno scorso.  Azzardo dico perché un altro Caselli ci è offerto da "La verità sul processo Andreotti" (scritto a quattro mani con il già collega Guido Lo Forte) che sull'"im-ponente ammontare di informazioni" emerse dal processo procede con tormentata analisi alla ricerca di riscontri obiettivi che trova e ne fa lucida parte al lettore convincendolo che la verità sta al di la del "verdetto tecnico".

Il "marcio" in discorso è invece il frutto di un sforzo applicato a riempire oltre 200 fitte pagine per lo più dedicate alla spasmodica ricognizione di cronache di oltre mezzo  secolo che addebito al coautore Stefano  Masini disciplinato milite sotto la bandiera gialla diColdiretti. Da il vino al metanolo alla mucca pazza, dai coloranti da catrame ai mostri transgenici è tutto un succedersi di misfatti a danno della nostra salute alimentare (e mentale). Quivi, com'è d'uso ormai, prevale la cronaca sull'analisi dei fatti. Nello specifico si rinnova la drammatizzazione del comico che già nel lontano 1960 vide tutte le testate giornalistiche (per quelle di provincia fu una bazza) impegnate nella caccia all'"untore" un fantasma  quanto mai lucroso da esorcizzare in spudorata  gara con titoli sparati a tutta pagina: "la spazzatura sui maccheroni", "l'olio con i piedi di asino", "il formaggio con i manici degli ombrelli", "il vino con il sangue di bue". Fu così che la legge 283/62, pur elaborata nel clamore piazzaiolo sollevato da queste idiozie, prese vita. E che, pur contando le modifiche apportate nel tempo, continua a dar buona prova di sé grazie anche ad una evoluzione giurisprudenziale illuminata da contributi scientifici (ammessi nel processo e vagliati in contraddittorio) da una magistratura di merito oltremodo reputata.

Nulla di nuovo sotto il sole dunque salva la differenza che la turbolenza di allora generò la "legge quadro" n. 283/62 (a bonifica della palude normativa del Testo Unico delle Leggi Sanitarie del R.D. 27.7.34 n. 1265)  e quella di oggi il DDL n. 2231 presentato al Senato il 4 febbraio 2016  "Nuove norme in materia di reati agroalimentari" originariamente noto fra gli addetti ai lavori come "Schema Caselli". Quando cioè il Nostro accettò la presidenza de il "Comitato scientifico dell'osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura e sul sistema agroalimentare" offertagli da Coldiretti. "Schema" già oggetto di esame critico, condiviso su queste colonne con altri autori, nel merito e nel metodo, e che qui riassumo ricordando che altro è individuare i reati altro è provvedere alla inadeguatezza delle leggi. Come l'esperienza storica insegna, i progressi della Scienza e le conseguenti  applicazioni tecnologiche precedono fatalmente lo strumento normativo. Sicché prima che l'ordinamento prenda vita occorre il passaggio attraverso un filtro di compostezza e misura che nello "schema Caselli" è mancato. Giacché appare il portato di "leggi paurose di delitti", citando il Beccaria, "che nascono dalla tumultuosa impressione, di alcuni fatti particolari, non dalla ragionata meditazione degl'inconvenienti ed avvantag-gi di un decreto universale".

E' dunque questa la ragione fondante del pregiudizio di cui dicevo all'inizio essendo l'opera in discussione labe originali concepta e gravando perciò sul Caselli la congiunta responsabilità delle seriose dissertazioni su italian sounding,contraffazioni, frodi alimentari il tutto, in disinvolta commistione, compreso nel neologismo "agromafia" (di cui lasciamo a Coldiretti tutti i diritti riservati). Surrettiziamente e con immeritata fortuna introdotto in un sistema tanto complesso quale quello della produzione agroalimen-tare e del suo controllo. Del quale  il "Comitato Caselli", ancorché costituto da un affollato areopago, denuncia un impressionante deficit di conoscenze scientifiche e cultura antropologica del  mondo agricolo che pur si pretende di rappresentare. Estremo esempio del primo deficit la previsione contenuta nell'art. 29 del DDL 2231 che promuove sul campo le "analisi effettuate con metodiche diverse da quelle descritte in leggi speciali, disposizioni ministeriali o regolamenti europei" da valutarsi "a norma dell'art. 189 del codice". Prova atipica contro prova tipica dunque azzerando così d'un  tratto il valore del tormentato e costosissimo percorso scientifico e normativo (in perenne evoluzione) che è l'accredita-mento di laboratori e metodiche analitiche precorritore di certificazioni certe. E per quale sottesa ragione poi? Sotto questo profilo può considerarsi fallito il connubio fra i due autori essendo mancato il travaso professio-nale dal tecnico al giurista di penetrare nel campo dell'applicazione della norma e a questo di darsi ragione della materia scientifica cui le particolari norme di legge devono essere applicate.

Un privilegio considero la presenza nel Comitato di Vincenzo Pacileo della Procura al Tribunale di Torino che ci fu  prodigo di scritti magistrali fra i quali l'articolo "SCIENZA E DIRITTO" (pubblicato su Alimenta 1/2003) sul quale invito a meditare specie su questo passaggio:
"Se dal livello della stesura delle norme (produzione normativa) passiamo a quello della loro applicazione, in particolare nel processo (decisione giudiziaria), il legame tra Diritto e Scienza si fa ancora più stretto. Il Diritto è, infatti, spesso cieco senza la guida della Scienza".
Che mi piace ritenere implicito riconoscimento del valore fondante la nostra "utopia"  che ha ispirato la denominazione sociale della nostra editrice.

Ma per quanto fascinoso il tema in discorso (che va ben oltre i demeriti del libro in discussione) una conclusione, sia pure provvisoria  in questa sede, si impone. Quale ci è fornita, ancora una volta dalla cronaca dei recenti fatti scandalosi che coinvolgono tre eccellenze consortili coperte dalla DOP: Prosciutto di Parma, Prosciutto San Daniele, Parmigiano Reggiano. Sequestri di quantità abnormi di prosciutti  (perché ottenuti da cosce di suini di  razza diversa da quella prevista dai disciplinari) e di forme di formaggio falsamente marchiate nel disinteresse dei rispettivi organismi di controllo. Conseguente il commissaria-mento  degli stessi da parte del MI.P.A.A.F.

Non ho mai dato credito alle "agromafie".  Tanto meno ora sebbene sorpreso dall'improvvisa afasia del potente circo mediatico di Coldiretti. Provvida dunque la fiduciosa, come di pragmatica, attesa degli esiti delle indagini in corso disposte dalle Procure territoriali. Esaurite le quali sarà il caso di riprendere, da altro inizio, il discorso su frodi alimentari, agromafie, contraffazioni, italian sounding, made in Italy e quant'altro costituisce professione di incompetenza e disonestà intellettuale.

Vi siete mai domandati  perché nessuno parla mai di qualità alimentare ?

 

E ancora

- CROSTACEI, PROPOSTO UN TAVOLO DI LAVORO PER ARMONIZZARE I REQUISITI PER IL LORO BENESSERE - Vitantonio Perrone - Vicepresidente SIMeVeP - Da diversi anni nel nostro paese gli aspetti legati alla commercializzazione (vendita, somministrazione) dei crostacei vivi (prevalentemente aragoste e astici) sono spesso oggetto di procedimenti penali avviati a carico
di commercianti e ristoratori che al riguardo hanno visto sia sentenze di condanna (Tribunali di Vicenza, Firenze, Aosta) che di assoluzione (Tribunali di Torino, Milano) mentre risale al giugno scorso la sentenza della Sezione III della Cassazione che ha confermato la sentenza di condanna del 2014 a carico di un ristoratore di Campi Bisenzio (FI) stabilendo così che "tenere nel frigorifero di un ristorante un granchio e un astice entrambi vivi e con chele legate è un reato".

- MAI PIÙ SENZA "SENZA" DA OSSERVATORIO IMMAGINO 2018 – 1 - È sempre il numero uno, in termini di comunicazione on pack: anche nel 2017 il mondo degli alimenti
presentati in etichetta come "free from" resta il più importante, in termini di presenza a scaffale e fatturato, dell'intero largo consumo italiano, di cui rappresenta il 18,4% dei prodotti in vendita e il 28% del giro d'affari del mondo food. Dall'analisi dell'Osservatorio Immagino emerge che sono oltre 10 mila i prodotti alimentari (esclusi acqua e alcolici) che riportano sulle confezioni un claim che sottolinea l'assenza di un componente oppure il basso contenuto di un nutriente.

- LETTERE AL DIRETTORE
LO ZUCCHERO: UN "ALIMENTO" FRA VERITÀ E PREGIUDIZI. LA POLEMICA CON "IL FATTO ALIMENTARE".

- L'AGRICOLTURA BIOLOGICA DAGLI ANNI VENTI DEL SECOLO SCORSO AI GIORNI NOSTRI  - Fausto Capelli, Professore di diritto dell'Unione europeo/Collegio europeo/Università di ParmaEnrico Maria Giglioli, Studente del Diploma e Master in Alti Studi Europei (Fondazione Collegio Europeo di Parma -Università degli Studi di Parma) Abstract: l'agricoltura biologica è oggigiorno oggetto di dibattito e interesse. Nasce dal desiderio di diminuire l'utilizzo di prodotti chimici nella coltivazione e punta al rispetto dell'ambiente, mantenendo un occhio di riguardo per la qualità. Dato il
grande successo, è nata una normativa a livello nazionale ed europeo che pone particolare attenzione alla tutela dei consumatori, istituendo sistemi di controlli rigorosi che garantiscono al cittadino un prodotto di alto livello. - 1. Introduzione; 2. La disciplina europea in materia di agricoltura biologica: il quadro generale 2.1. OSSERVAZIONI INTRODUTTIVE; 2.2. LA DISCIPLINA DELL'UNIONE EUROPEA; 3. Il Regolamento (CEE) n. 2092/91: l'agricoltura biologica a livello europeo; 4. La disciplina attualmente vigente nell'Unione europea; 5. Caratteri essenziali della disciplina dell'agricoltura biologica; 5.1. NORME SULL'ETICHETTATURA OBBLIGATORIA; 5.2. REGIME DI IMPORTAZIONE DAI PAESI TERZI; 5.3. SISTEMI DI CONTROLLO; 5.4. ESECUZIONE DEI CONTROLLI E ANALISI DEL RISCHIO; 5.5. I CASI DI NON CONFORMITÀ – ART. 54 REG. 882/2004; 5.6. DIFFUSIONE DELLE INFORMAZIONI (ART. 30 REG. 834/2007); 5.7. RINTRACCIABILITA E PRINCIPIO DI PRECAUZIONE; 5.8. PROBLEMATICHE E ADATTAMENTO A PARTIRE DAL 2021; 6. L'agricoltura biologica e le api: impollinazione, apicoltura e protezione degli insetti; 7. Conclusioni

- GIURISPRUDENZA
Cass. Pen. Sent. n. 48196 - Terreno seminato con varietà di mais OGM. Sequestrato sulla base del divieto di cui al D.M. 12.7.2013 emanato in assenza di dimostrata situazione di rischio e urgenza non sanata da successivo D.M. del 2015 emesso sulla base di nuova prova scientifica. Annullato il provvedimento impugnato con rinvio al Giudice per le indagini preliminari dal Tribunale di Pordenone.