ALIMENTA

COMMENTARIO TECNICO-GIURIDICO DELLA PRODUZIONE AGRO-ALIMENTARE

Anno XXVI n. 9 Settembre 2018 Mensile

I "similgrana" e le "similmodifiche" statutarie del Consorzio per la Tutela Grana Padano

di Antonio Neri

"Grana Padano,approvate modifiche allo statuto per combattere i formaggi similari". Questo l'impegnativo annuncio dei comunicati stampa a conclusione dell'assemblea del Consorzio Grana Padano tenutasi a Fieragricole  di Verona il 27 aprile scorso. Modifiche che hanno avuto il crisma dell'ufficialità con la pubblicazione in GURI n. 155 del 6 luglio 2018 tramite il MI.P.A.A.F con suo Decreto 4 giugno 2018 Direzione Generale Promozione Qualità Agroalimentare. Decreto sbrigativo perché vi provvede con unico articolo che rimanda all'atto 22 maggio 2018 notaio Michela Merighi in Verona.

Ma solo grazie al direttore del Consorzio Stefano Berni sappiamo ora l'oggetto della modifica statutaria che riguarda l'art. 39 il cui testo è riportato a fondo pagina. Quel che interessa sapere subito (e che confesso senza arrossire fino ad oggi ignoravo)  è che detto art. 39 riguardava (e riguarda) il Consiglio di amministrazione stabilendo l'incompatibilità con la carica (e quindi la decadenza) di quel consigliere che svolgesse attività di commercializzazione di formaggi a pasta dura non DOP concorrenti in qualsiasi forma e dimensione con il Grana Padano. Misura sacrosanta, diremmo tutti fiduciosi della sacralità dei testi statutari in genere. Se non fosse che, vinta l'inerzia,  e completata la lettura del testo di questo strano art. 39 la nostra buona fede riceve un duro colpo quando realizziamo che l'osservanza di questa regola etica (che a noi  ingenui appare quanto meno superfluo stabilire) comporta il "privilegio" (o come lo si voglia definire) di commercializzare formaggio a pasta dura non DOP alla condizione che non sia superato "il 30% del fatturato relativo alla commercializzazione del Grana Padano". Alla prima sensazione di stupore segue lo sbigottimento di apprendere che la proclamata modifica del famigerato art. 39 consiste nel machiavello di abbassare dal 30% al 20% la soglia ammissibile di produzione e commercio di questo anonimo formaggio similgrana padano non DOP.
Espediente da strapaese ma di rustica forza persuasiva a giudicare dalla sorprendente unanimità assembleare che il direttore Berni, nel comunicato stampa veronese del 27 aprile scorso, puntualizza di efficacia risolutiva per contrastare "una situazione che nel mercato italiano dei formaggi duri vede marchi di fantasia cercare di affermarsi approfittando di lacune normative e accordi commerciali aggressivi". E che assicura "elemento determinante di garanzia, serietà e trasparenza rispetto all'operato del CdA per valorizzare meglio il Grana Padano sul similare".
Una faccenda intricata. Anche di difficile interpreta-zione letterale a causa del lessico contorto che pare voluto. Quella del CdA in particolare è una trovata di basso conio intellettuale oltre che etico. Il CdA del Consorzio infatti è composto da potentati economici e finanziari la cui forza produttiva e commerciale è tale da far ritenere illusoria una reale incidenza a contrasto della lamentata concorrenza dei "similgrana". Priva di cognizione di causa la trovata di far passare come "elemento determinante"  della serietà dell'"operato" dello stesso CdA "lacune normative" che non esistono.
La conclusione è la conseguenza logica di una deduzione che lascio ai lettori.

TITOLO VIII Consiglio di amministrazione
Art. 39
Ineleggibilità e decadenza
Oltre alle cause di ineleggibilità e di decadenza previste dal Codice Civile, l'Amministratore decade dal suo ufficio quando dovesse tenere comportamenti non compatibili con gli scopi, la disciplina e l'attività del Consorzio, ovvero dovesse - con atti, fatti o per la propria condotta - portare nocumento all'immagine del Consorzio e del formaggio Grana Padano, o dovesse rendersi responsabile di non lecite attività concorrenziali riferite soprattutto alla commercializzazione di formaggio similare, come Grana Padano,oppure dovesse infrangere i Regolamenti consortili, quali non esaustivamente quelli di produzione, di marchiatura e per l'uso dei marchi consortili, ovvero se nel corso  dell'esercizio dovesse incorrere in tre infrazioni comportanti l'irrogazione di sanzioni pecuniarie.
Sono incompatibili con la carica di consigliere del Consorzio e ne determinano la decadenza, se eletto, le attività di produzione e/o di promozione pubblicitaria di formaggi a pasta dura non DOP concorrenti con il Grana Padano, svolta in qualsiasi forma, in Europa o in paesi terzi, direttamente dall'azienda del candidato o da aziende dalla stessa partecipate o comunque collegate o da persone fisiche riconducibili alle stesse.
E' incompatibile con la carica di consigliere del Consorzio e ne determina la decadenza se eletto l'attività di commercializzazione di formaggi a pasta dura non DOP concorrenti con il Grana Padano in qualsiasi forma e dimensione, in Europa o in paesi terzi, svolte direttamente dall'azienda del candidato o da aziende dalla stessa partecipate o comunque collegate, se il fatturato di tali attività supera il 30% del fatturato relativo alla commercializzazione di Grana Padano.
In riferimento ai precedenti ultimi 2 (due) commi, i consiglieri del Consorzio ed i candidati alla suddetta carica rimetteranno preliminarmente atto notorio o equivalente che specifichi l'assenza delle suddette cause di incompatibilità.
Il Consiglio di Amministrazione del Consorzio accerta la sussistenza dei requisiti richiesti per la nomina.
Qualora il Consorziato decada da detta qualifica, il Consigliere di sua espressione decade a sua volta

 

E ancora

- L'INDICAZIONE DEGLI INGREDIENTI SULL'ETICHETTA DELLE BIBITE ALCOLICHE ALL'INTERNO DELLA UE: UNA REALTÀ? Luis González Vaqué - Ex consigliere della Direzione Generale del Mercato interno. Commissione Europea I. Introduzione. L'obbligatorietà di includere l'elenco degli ingredienti nell'etichetta del vino e di altre bibite alcoliche è stata dibattuta e rifiutata diverso tempo fa (1) … Nell'Unione Europea, nel corso della procedura legale culminata con l'adozione della Direttiva 79/112/CEE relativa all'etichettatura, alla presentazione e alla pubblicità dei prodotti alimentari (2), il tema è stato ampiamente discusso, fino a concludersi con la vittoria di coloro che si opponevano a tale obbligo (gli argomenti di chi era contrario all'inclusione di un elenco degli ingredienti sulle bevande in questione sono stati tra i più disparati: da che il vino era un organismo vivente la cui composizione era in costante mutamento, a che si trattava di informazioni irrilevanti per il consumatore); l'eccezione relativa alle bevande alcoliche ha continuato ad essere applicabile quando è entrata in vigore la Direttiva 2000/13/CE relativa all'etichettatura, alla presentazione e alla pubblicizzazione dei prodotti alimentari (3) che ha abrogato la succitata Direttiva 79/112/CEE.

- ISMEA - ETICHETTATURA ALL'ORIGINE DEI PRODOTTI ALIMENTARI 9 ITALIANI SU 10 HANNO RICHIESTO MAGGIORE TRASPARENZA IN ETICHETTA - Oltre il 96% dei consumatori si è espresso a favore di un'etichettatura degli alimenti chiara e leggibile, nel corso della consultazione pubblica on line voluta dal Mipaaf e realizzata dall'ISMEA tra ottobre 2014 e marzo 2015 a cui hanno partecipato oltre 26 mila cittadini. Recependo le istanze dei consumatori emerse in maniera così netta e univoca, il Governo ha ottenuto dall'Unione Europea la reintroduzione nel nostro ordinamento dell'indicazione obbligatoria della sede dello stabilimento di produzione o confezionamento, per gli alimenti prodotti in Italia e destinati al mercato italiano. La domanda di maggiore trasparenza avanzata dai consumatori si è tradotta quindi in tre Decreti ministeriali che regolano l'introduzione obbligatoria dell'origine delle materie prime per latte e prodotti lattiero caseari, pasta, riso e pomodoro.

GIURISPRUDENZA
Corte di Giustizia UE - Sentenza del 20 dicembre 2017 nella causa C-393/16 Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne c. Aldi Süd Dienstleistungs-GmbH & Co. OHG. Rinvio pregiudiziale – Organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli – Tutela delle denominazioni di origine protetta (DOP) – Regolamento (CE) n. 1234/2007 – Articolo 118 quaterdecies, paragrafo 2, lettera a), ii), lettere b) e c) – Regolamento (UE) n. 1308/2013 – Articolo 103, paragrafo 2), lettera a), ii), lettere b) e c) – Ambito di applicazione – Sfruttamento della notorietà di una DOP – Usurpazione, imitazione o evocazione di una DOP – Indicazione falsa o ingannevole – DOP "Champagne" utilizzata nella denominazione di un prodotto alimentare – Denominazione "Champagner Sorbet" – Prodotto alimentare che contiene champagne come ingrediente – Ingrediente che conferisce al prodotto alimentare una caratteristica essenziale. APPROFONDIMENTO: La Corte di giustizia chiarisce i criteri per l'uso legittimo di una DOP – IGP come ingrediente caratterizzante nell'etichettatura degli alimenti trasformati o composti. Di Vito Rubino, Università del Piemonte Orientale, vito.rubino@uniupo.it

RECENSIONI
I LIMITI ALLA TUTELA DEL "MADE IN" fra integrazione europea e ordinamenti nazionali. Autore Vito Rubino – Ed. Giappichelli 2017 - Torino, pp. 240, € 32,00

Convegni
Unione Giuristi della Vite e del Vino - "Il paesaggio vitivinicolo come patrimonio europeo" - Torino 16 novembre 2018